Scompenso cardiaco, segnali precoci nel 40% dei pazienti a rischio 

I dati preliminari raccolti tra Bergamo, Val Brembana e Valle Imagna evidenziano un’ampia quota di casi non diagnosticati.
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Oltre quattro persone su dieci considerate a rischio cardiovascolare presentano segnali precoci di scompenso cardiaco o disfunzione ventricolare sinistra mai diagnosticati in precedenza. È quanto emerge dai dati preliminari raccolti nei primi cinque mesi dello studio BRIMBERG, promosso da Fondazione ANTHEM in collaborazione con ASST Papa Giovanni XXIII di Bergamo, su una popolazione senza precedenti eventi cardiovascolari noti. 

Le prime valutazioni cliniche hanno interessato 310 pazienti selezionati tra soggetti con diversi fattori di rischio legati all’età e alle condizioni metaboliche. Secondo i risultati, il 23% dei partecipanti presenta sintomi compatibili con lo scompenso cardiaco, mentre un ulteriore 20% mostra una disfunzione ventricolare sinistra asintomatica. In molti casi, quindi, la patologia risulta presente in forma iniziale o silente. 

Sintomi assenti o difficili da interpretare 

I dati raccolti evidenziano la difficoltà di riconoscere le prime fasi dello scompenso cardiaco. Una quota significativa dei pazienti analizzati non aveva infatti ricevuto alcuna diagnosi nonostante la presenza di alterazioni cardiache. 

Un ulteriore 30% dei partecipanti riferisce episodi di dispnea non spiegati dai principali parametri clinici utilizzati nello screening. Secondo i ricercatori, questo elemento conferma la complessità diagnostica delle forme iniziali della malattia, che possono manifestarsi con sintomi sfumati o facilmente attribuibili ad altre condizioni. 

Lo scompenso cardiaco si verifica quando il cuore non riesce a pompare sangue in modo efficace o a riempirsi correttamente. Tra i sintomi più frequenti compaiono affanno, stanchezza e gonfiore agli arti inferiori, con conseguenze rilevanti sulla qualità della vita. 

La popolazione coinvolta 

Lo studio ha già coinvolto oltre 600 persone residenti nell’area bergamasca. I criteri di selezione prevedono la presenza di fattori di rischio cardiovascolare associati all’età: almeno uno tra i 70 e gli 80 anni, due tra i 60 e i 69 anni e tre tra i 50 e i 59 anni. 

Tra le condizioni più diffuse nei soggetti arruolati figurano ipertensione arteriosa, presente nell’82% dei casi, ipercolesterolemia nel 70%, diabete nel 28% e obesità nel 25%. Sono state rilevate anche apnee notturne e fibrillazione atriale. 

La popolazione analizzata ha un’età mediana di 69 anni ed è composta per il 45% da donne e per il 55% da uomini. 

Il nodo della diagnosi precoce 

Le valutazioni cliniche vengono effettuate attraverso esami di laboratorio, controlli strumentali e sistemi di monitoraggio remoto basati su dispositivi indossabili, utilizzati per rilevare parametri come elettrocardiogramma e respirazione. 

Secondo Francesco Locati, Direttore Generale ASST Papa Giovanni XXIII, i risultati confermano l’importanza di investire nella ricerca e nell’integrazione tra innovazione e pratica clinica: «Mettere insieme ricerca, innovazione e pratica clinica ci aiuta a capire meglio come curare in modo più efficace e sostenibile». 

Stefano Paleari, Presidente Fondazione ANTHEM e professore dell’Università degli Studi di Bergamo, richiama l’attenzione sul valore dei dati emersi nelle aree periferiche del territorio: «I dati che emergono non sono solo evidenze scientifiche, ma strumenti concreti per orientare politiche di prevenzione, anticipare l’insorgenza delle patologie e intervenire prima che si manifestino in forma conclamata». 

Secondo gli specialisti coinvolti, i risultati preliminari indicano la necessità di rafforzare le strategie di diagnosi precoce nelle persone considerate a rischio, soprattutto nelle fasi in cui la malattia non presenta ancora sintomi evidenti o produce segnali clinici difficili da interpretare. 

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di Sara Claro

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