Neurochirurgia del basicranio: la nuova tecnica al Neuromed che semplifica il monitoraggio dei nervi oculari

Monitorare i nervi oculomotori nella chirurgia del basicranio: meno tempi, più sicurezza e migliori risultati post-operatori.
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Una tecnica più semplice, veloce e sicura per monitorare i nervi oculomotori durante gli interventi di neurochirurgia del basicranio. È questo il risultato del lavoro condotto presso I.R.C.C.S. Neuromed e guidato dal Dottor Paolo di Russo, che ha importato e perfezionato in Italia un approccio appreso durante la sua esperienza all’ospedale Hôpital Lariboisière di Parigi. La metodica consente di ridurre drasticamente i tempi di preparazione, migliorando al tempo stesso il controllo intraoperatorio e la sicurezza per il paziente.

Dottor di Russo, come nasce l’idea di questa nuova tecnica di monitoraggio dei nervi oculomotori durante la neurochirurgia della base cranica? 

Nel 2019-2020 ho lavorato per un anno presso l’ospedale Lariboisiere di Parigi, centro di riferimento per la chirurgia del basicranio in Francia e in tutta l’Europa, con il prof. Froelich. In questo ospedale utilizzavano questa tecnica particolare ma molto semplice di monitoraggio dei nervi oculomotori per gli interventi di asportazione dei tumori del basicranio. Al mio rientro al Neuromed, essendo il nostro uno dei centri principali per la chirurgia del basicranio in Italia, ho pensato di riportare questa tecnica, di utilizzarla e di implementarla. 

Cosa si intende per chirurgia del basicranio e di quali tumori si parla?

È importante iniziare definendo questo aspetto. La chirurgia del basicranio si occupa tramite delle tecniche complesse di asportare dei tumori che si trovano alla base del cranio, in profondità di sotto del cervello, molto spesso in relazione con vasi e nervi importanti. I tumori che possono localizzarsi a questo livello sono principalmente meningiomi (es: clinoidei, petroclivali), neurinomi e più raramente epidermoidi o cordomi del clivus.

In cosa si differenzia concretamente questo approccio rispetto alle metodiche tradizionali utilizzate fino ad oggi? 

La differenza sostanziale sta proprio nella semplicità di questa tecnica. Richiede dei tempi molto brevi di applicazione degli elettrodi e un breve training per l’apprendimento. In pratica è facile da effettuare e molto rapida. Allo stesso tempo questa tecnica non ha dimostrato un aumento delle complicanze o dei rischi particolari per il paziente, senza alcun discomfort a livello oculare nel post-operatorio.

Quanto incide la riduzione dei tempi di preparazione sull’organizzazione complessiva dell’intervento chirurgico? 

Sì, come dicevo, incide molto perché è possibile posizionare gli elettori in meno di 5 minuti e quindi si risparmia circa un’ora rispetto alla preparazione classica. L’oculista effettuava un piccolo interventino con delle piccole incisioni, invece con questa tecnica è possibile posizionare gli elettrodi in maniera precisa e veloce direttamente all’interno del muscolo retto laterale e retto mediale dell’occhio. Si tratta di interventi che hanno già una durata lunga, quindi risparmiare del tempo a inizio procedura è molto importante.

Dal punto di vista clinico, quali benefici avete osservato nei pazienti grazie a questa tecnica, soprattutto nel post-operatorio? 

Abbiamo potuto notare, su 40 pazienti, una correlazione tra la presenza o assenza di un deficit post-operatorio dell’oculomozione e le alterazioni intraoperatorie che venivano registrate durante l’intervento. In pratica, quando si ha un’iniziale riduzione dell’attività del nervo, sia se stimolato sia del suo potenziale di attivazione durante la resezione del tumore, è possibile cambiare strategia chirurgica in modo da ridurre il rischio che il danno al nervo possa diventare permanente. È importante tener presente due cose.

Una che un danno dell’oculomozione provoca nel paziente una diplopia, ovvero una visione doppia, e quindi una difficoltà nell’effettuare molte attività quotidiane, come ad esempio guidare o guardare la televisione. Altro aspetto importante da sottolineare è che è stato possibile realizzare questo studio grazie alla presenza di un team esperto di tecnici di monitoraggio intraoperatorio che è presente al Neuromed da molti anni come tradizione.

Il fatto che sia il neurochirurgo stesso a posizionare gli elettrodi rappresenta un cambio di paradigma: quali competenze aggiuntive richiede? 

Si, mentre le tecniche che venivano utilizzate precedentemente prevedevano il coinvolgimento di un oculista, in questo modo gli elettrodi vengono introdotti direttamente dall’equipe che è già in sala operatoria.

Dopo un periodo iniziale di qualche mese in cui sono stato io, come neurochirurgo, a posizionare gli elettrodi pian piano il team dei tecnici di monitoraggio neurofisiologico del Neuromed ha appreso la tecnica e già da un paio di anni procedono autonomamente.

Dopo i risultati ottenuti presso I.R.C.C.S. Neuromed, quali sono le prospettive per la diffusione di questa metodica in altri centri?

Esistono chiaramente delle buone prospettive di diffusione presso altri centri. Come per tutte le tecniche è importante però che vengano applicate in dei centri dove sia presente una esperienza sulla chirurgia del basicranio, sia da parte del neurochirurgo sia da parte del team di neurofisiologi intra-operatori.

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di Carlotta Ferrante

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